Curator: Joseph Grima / Associate curators: Elian Stefa, Ethel Baraona Pohl, Pelin Tan / Guest curator: Maurizio Bortolotti / Graphic design: Studio Folder (Marco Ferrari, Elisa Pasqual) / Production coordinator: Studio GISTO (Alessandro Mason) / Adhocracy catalogue editors: Vera Sacchetti, Avi Rajagopal / Catalogue co-editor: Tamar Shafrir / Exhibition design: IFAU & Jesko Fezer / Exhibition: Adhocracy, 1st Istanbul Design Biennial, Galata Greek School, Karakoy, Istanbul, 2012


Imperfection is the theme of the first Istanbul Design Biennial. And there is nowhere better to explore it than in Istanbul, a city of infinite layers, charged with the vitality that comes from engaging with rapid urban, social and cultural change. Istanbul as a city, is far from perfect, yet it is one of the most exhilarating and dynamic centres in the world. Its special quality is that it makes so much from the imperfect, the inexact and the provisional. As a theme Imperfection will both celebrate Istanbul’s distinctive creative qualities, and encapsulate a wider discussion about the nature of design in the contemporary world. It will tell the world something about Istanbul, and offer the world a sharp insight into the nature of contemporary design. Imperfection is a new take on old ideas. It gives the Japanese concept of Wabi, of impermanence, transience and imperfection a new expression. It is one that motivates an entire generation of young designers. It is to accept that we no longer believe in utopia, but find inspiration in working with the messy reality of everyday life. When the quality of machine production is a given, there is no need to pursue precision and repetition for their own sakes. It becomes possible to introduce the possibility of deviance from a perceived norm into the process. Imperfection is much harder to ork with than perfection. To try to make a perfect object is to know what to aim for, when you design every joint, create every seam, and shape every surface. But to look for the positive qualities in imperfection, you cannot blindly commit to a process or a conceptual framework and expect the outcome you would like simply through the exercise of skill or persistence or consistency. Every decision is a personal choice, not the result of a philosophy.

L’imperfezione è il tema della prima Biennale di Design di Istanbul. E non c’è luogo migliore dove studiarla che a Istanbul, una città dagli infiniti strati, carica della vitalità innescata da rapidi cambiamenti urbani, sociali e culturali. Istanbul, come città, è lontana dalla perfezione, è ancora uno dei più coinvolgenti e dinamici centri nel mondo. La sua speciale qualità è che molto è fatto di imperfezione, inesattezza e provvisorio. Come tema l’imperfezione vuole sia celebrare le qualità creative che contraddistinguono Istanbul, sia racchiudere un’ampia discussione sulla natura del design nel mondo contemporaneo. Racconterà al mondo qualcosa su Istanbul, e offrirà al mondo una visione nitida nella natura del design contemporaneo. L’imperfezione è una nuovo approccio su vecchie idee. Dà al concetto giapponese di Wabi, impermanenza, transitorietà e imperfezione una nuova espressione. E’ un tema che ispira un’intera generazione di giovani designer. Significa accettare che non crediamo più nell’utopia ma troviamo ispirazione lavorando nella realtà caotica della vita quotidiana. Quando la qualità della produzione meccanica è un dato, non c’è bisogno di perseguire precisione e ripetizione. Diventa possibile l’introduzione di devianti nel normale processo. E’ più difficile lavorare con l’imperfezione che con la perfezione. Cercare di fare un oggetto perfetto è conoscerne lo scopo, progettare ogni giunto, creare ogni cucitura, formare ogni superficie. Ma guardando alle qualità positive nell’imperfezione, non è possibile affidarsi ciecamente a un processo o un quadro concettuale ed attendere il risultato che vorresti semplicemente attraverso l’esercizio di abilità, persistenza o consistenza. Ogni decisione è una scelta personale, non il risultato di una filosofia.